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I personaggi del "Argentina "
Alberdi,Juan Bautista. 1810-1884
 
uomo politico e scrittore argentino (Tucumán 1810-Parigi 1884). Avversario del dittatore Juan Manuel de Rosas, nel 1838 fu costretto all'esilio. Riprese l'attività politica alla caduta di Rosas e nello stesso anno (1852) pubblicò Bases y punto de partida para la organización política de la República Argentina, che servì da falsariga alla Costituzione argentina promulgata nel 1853. Fu ambasciatore a Parigi, Madrid, Washington e Londra. In politica estera si oppose alla guerra contro il Paraguay e alla dottrina di Monroe. Della sua opera di narratore ricordiamo La peregrinación de Luz del Día (1871), romanzo allegorico sulla vita politica del suo Paese.

Avellaneda Nicolas. 1836-1885
 


statista argentino (Tucumán 1836-? 1885). Più volte deputato (dal 1864), durante la presidenza di Sarmiento (1868) disimpegnò le cariche di ministro della Giustizia e dell'Istruzione, promuovendo la ricerca scientifica e la riforma dei piani di studio. A sua volta presidente dal 1874 al 1880, dovette affrontare la crisi economica in cui il Paese si trovava per abuso di credito e per la svalutazione dei prodotti argentini sul mercato estero. Promosse una politica di sviluppo agricolo e di pacificazione tra i partiti. Senatore per il Tucumán dal 1880, ebbe incarichi diplomatici in Brasile. Morì in alto mare tornando da un viaggio in Europa.

Bernardino Rivadavia. 1780-1845
 
uomo politico argentino (1780-1845). Contribuì all'indipendenza del suo Paese, al quale diede in seguito (1821-1824) una serie di riforme. Presidente della Repubblica (1826).

Domingo Faustino Sarmiento. 1811-1888
 
Domingo Faustino Sarmiento nacque a San- Juan-de-Cuyo nel 1811 (morì nel 1888 a Asunción) fu tra gli autori più rappresentativi di tutta l'America latina. Partecipò attivamente alla vita poli tica argentina con spiccato senso della libertà e con una visione etica profonda. Per qualche tempo costretto all'esilio in Cile, al suo ritorno in patria fu eletto presidente della repubblica (1868). Lo si ricorda soprattutto per il romanzo-saggio Facundo o civiltà e barbarie (Facundo o civilización y barbarie, 1845) biografia del caudillo Juan Facundo Quiroga, che è da una parte una testimonianza contro la dittatura di Rosas e tutte le dittature, e dall'altra una descrizione appassionata, quasi epica, della vita della pampa argentina.

Gen. Josè de San Martin 1778--1850
 
Nacque nel 1778 e morì nel 1850. Generale argentino,fu denominato il "liberatore del Sud".Insieme a Simon Bolìvar fu il maggiore realizzatore dell'indipendenza degli stati Sudamericani dalla Spagna.
JUAN MANUEL de ROSAS 1793 - 1877
 
Juan Manuel de Rosas (30 marzo 1793 - 14 marzo 1877), soprannominato "Restauratore delle Leggi",è stato un politico, ufficiale dell'esercito e caudillo che governava la Confederazione argentino quasi ininterrottamente dal 1829 fino al 1852.Fuggito da Buenos Aires e ha vissuto in esilio per 20 anni in Inghilterra, dove morì nel Southampton nel 1877.
Luis Sáenz Peña Dávila 1822 - 1907
 
uomo politico argentino (Buenos Aires 1822-1907). Fu per molti anni uno dei più stimati avvocati di Buenos Aires. Membro della Costituente (1860), deputato nazionale (1873; 1880-82) e membro della Corte suprema (1890), fu eletto presidente (1890) come figura di transizione della coalizione conservatrice. Ma la sua indiscussa figura morale non riuscì a far superare al Paese la grave crisi politica in cui era caduto. Si dimise nel 1895.

Manuel Belgrano 1770 - 1820
 
Figlio di Domenico Belgrano-Peri (2), membro di una nobile famiglia di Capo d'Oneglia (l'odierna Imperia), e di Maria Josefa González Casero, Manuel nacque a Buenos Aires il 3 giugno 1770. Il giorno seguente venne battezzato in Cattedrale, con l'aggiunta, secondo la tradizione spagnola, dei nomi di José, Joaquin del Corazon de Jesùs. Attratto dallo studio sin da ragazzo e grazie all'aiuto di un professore di grande talento e fama, il sacerdote Luis José Chorroarin, Manuel seguì nell'adolescenza sia i normali corsi di latino, filosofia e teologia presso il Real Collegio di San Carlos, che più complesse materie come la logica, la fisica, la metafisica e l'etica. A sedici anni riuscì ad entrare nell'esclusiva Università di Salamanca (3), in Spagna, ed a laurearsi, ancora giovanissimo (nel 1789) dottore in legge presso la Cancelleria Reale di Valladolid, già all'epoca uno dei più prestigiosi atenei europei: lo stesso dove, tre anni dopo, conseguì l'abilitazione ad avvocato.
Durante la permanenza in Spagna, il giovane Belgrano ebbe modo di avvicinarsi alla corrente dei Fisiocratici (4), seguaci della nota scuola di pensiero economico e politico sorta in Francia verso la metà del settecento. In Europa rimase altresì affascinato dalle idee della Rivoluzione Francese, grazie alle quali, una volta tornato in Patria, si fece assertore dell'indipendenza del suo Paese, emergendo - come approfondiremo - fra i capi della rivoluzione scoppiata nel maggio del 1810 contro la dispotica monarchia di Re Ferdinando VII.
Belgrano rientrò a Buenos Aires nei primi mesi del 1794, avendo ottenuto dal Governo di Madrid il suo primo ed importantissimo incarico, quello di Segretario Perpetuo dell'istituendo Consolato per il Commercio con sede a Buenos Aires. Alla gestione di tale ente, Manuel dedicò molti anni della sua vita, ma soprattutto tanti sforzi ed energie. Commissione economica per lo sviluppo dell'agricoltura, dell'industria e del commercio, il Consolato che aveva una propria giurisdizione commerciale, ebbe un importantissimo peso nella gestione della politica economica argentina proprio grazie alla "segreteria Belgrano", che si battè per il raggiungimento della libertà di commercio, per la creazione di scuole nautiche e commerciali, ma soprattutto per varare programmi di sviluppo per l'agricoltura. E fu proprio l'agricoltura che, in ossequio all'ideologia fisiocratica perseguita dal Belgrano, iniziò a godere della massima libertà, entrando così a pieno titolo nel cosiddetto "circuito economico", quello cioè che ripartisce il "prodotto netto" fra le varie classi della società. Fra le varie iniziative che Belgrano intraprese durante il suo mandato vi fu anche la creazione, presso la sede del Consolato, della "Scuola di Geometria, Architettura e Disegno", destinata a diventare, in futuro, una delle più rilevanti istituzioni culturali dell'intera Argentina.
Fu proprio questo un tema molto caro a Belgrano, il quale auspicò sempre che l'emancipazione dei popoli latino-americani avvenisse mediante una maggiore diffusione della cultura, che egli stesso (nelle sue memorie) definiva come: "la condizione essenziale di tutta l'organizzazione politica".
L'impegno profuso da Manuel Belgrano, in favore della radicale e progressiva trasformazione della società argentina, subì, nel corso del suo ciclo vitale, alcune interruzioni. La prima si verificò nel 1806, in seguito all'invasione di Buenos Aires da parte degli inglesi.
A partire dal 1796, un allentamento dei legami fra la madrepatria spagnola e le colonie del Plata si era infatti verificato a causa del blocco delle coste ispano-americane posto in essere dalla marina inglese. La Gran Bretagna cercava infatti di procurarsi sul continente sud-americano nuovi sbocchi, e ciò specie dopo la perdita delle colonie del nord, gli odierni Stati Uniti. A ciò, inoltre, si aggiunse la necessità di allestire basi di interscambio commerciale, di vitale importanza per l'economia britannica, fortemente provata dalle guerre contro Napoleone. A partire dal 1805, gli inglesi resero dunque palesi le loro reali intenzioni costituendo basi militari sulla rotta commerciale delle Indie Orientali, e ciò a spese sia delle colonie Olandesi che di quelle spagnole dell'America del Sud.
Ai primi di gennaio del 1806, gli inglesi passarono all'azione, occupando la colonia olandese di "Cabo de Buena Esperanza", per poi dirigersi in direzione del Mar della Plata. Il successivo 25 giugno, una flotta inglese (composta da soli 1.600 uomini), al comando del brigadiere generale Guglielmo Carr visconte di Beresford, vinta la modesta resistenza della guarnigione spagnola, occupò la città, il forte ed il porto di "Santa Maria de los Buenos Aires", centro storico della capitale argentina.
In seguito al ripiegamento verso Cordoba del viceré Marchese di Sobremonte, il capitano di vascello di origini francesi, Santiago de Linieres Y Brémond (5) prese in mano le redini della resistenza, riformando immediatamente i resti della disfatta guarnigione e della "Milicias Civicas" (Milizia Urbana), un corpo militarizzato istituito dall'autorità vicereale qualche tempo prima dell'invasione.
La resistenza coinvolse anche il governatore di Montevideo, Huidobro e l'ufficiale Giovanni Martino Pueyrredon, i quali, unitamente al capitano de Linieres, assunsero la responsabilità politica del Vicereame del "Rio della Plata" (6).
La nuova coalizione consentì ai rioplatesi di preparare un'offensiva. Muovendo da Montevideo, de Liniers sbarcò presso Buenos Aires con 1.000 uomini, che andarono a congiungersi con le truppe del Pueyrredon. L'offensiva del de Liniers riuscì, il 12 agosto dello stesso 1806, a riconquistare l'antica capitale, ottenendo la capitolazione del generale Beresford. Due giorni dopo de Liniers assunse il governo militare dell'intera provincia, in sostituzione del Sobremonte, rimasto a Cordoba ancora in attesa di rinforzi. Un ruolo importante, nell'esecuzione del colpo di mano, lo rivestì la Milizia Urbana, nelle cui fila erano entrati a far parte gli uomini di punta della futura "Rivoluzione di Maggio". Dal nucleo iniziale della Milizia e dai reggimenti di Patricios prese origine quello che successivamente sarebbe divenuto l'Esercito Argentino. Tra i nobili che fecero parte della "Milicias Civicas" vi fu anche Manuel Belgrano (7). Arruolatosi col grado di capitano, Belgrano comandò un reparto di Cavalleria, con il quale si battè in numerosi scontri, fra le strade di Buenos Aires. Per non prestare giuramento agli inglesi che erano riusciti a conquistare la città, Belgrano, come ricorda Dionisio Petriella (8), preferì fuggire da Buenos Aires, rifugiandosi nel vicino Uruguay.
Una seconda invasione britannica si verificò nel giugno del 1807, con l'assedio di Montevideo e di Buenos Aires da parte delle numerose truppe dell'ammiraglio Home Riggs Popham. La spedizione fallì egualmente grazie ancora all'intervento del de Liniers. L'ufficiale di marina guidò personalmente l'assalto, alla testa di una formazione di volontari, la famosa "Legione dei Patricios", sbaragliando gli inglesi che cercavano di conquistare Montevideo. Il 3 dicembre 1807, per ricompensare il valore dimostrato, il de Liniers venne ufficialmente nominato da Madrid nuovo viceré delle "Provincie del Plata".
Mentre si trovava nell'abitato di Cappella di Mercedes, nella "Banda Oriental" (territorio ad oriente del fiume Uruguay), località ove si era rifugiato, Manuel Belgrano venne a sapere dell'ennesimo tentativo d'invasione: questa volta da parte di un'armata forte di 12.000 uomini. Ritornando immediatamente in Patria, Belgrano fu nominato sergente maggiore del "Reggimento dei Patricios".
Divenuto Aiutante del viceré de Liniers e successivamente del generale César Balbiani, Belgrano prese parte all'azione del ponte di Gálvez, il 2 luglio 1807, ed alla vittoriosa battaglia del successivo giorno 5, grazie alla quale gli inglesi furono definitivamente cacciati dalle rive del Plata. Durante la militanza nel Reggimento dei Patrizi, Manuel Belgrano si dedicò con entusiasmo allo studio della tattica ed al maneggio delle armi, conoscenze che si rivelarono molto utili nelle successive esperienze che la carriera militare gli offrì.
Con il ritorno alla normalità, Belgrano dismise l'uniforme dei "Patricios" e riprese le sue mansioni di Segretario Perpetuo presso il Consolato per il Commercio, alle quali affiancò una nuova attività: quella di giornalista collaboratore di un settimanale di agricoltura, industria e commercio. Le esperienze maturate nel campo dell'economia, delle lettere nonché delle armi indussero Belgrano a fondare la "Società patriottica, letteraria ed economica", alla quale aderirono personaggi di grosso lignaggio e di rilevante statura politica, e che, grazie alla pubblicazione (iniziata nel gennaio 1810) del quotidiano "Correo de Comercio de Buenos Aires", divenne ben presto famosa anche in Europa.

Maria Eva Duarte de Peròn. 1919 - 1952
 

Maria Eva Duarte de Perón, nata María Eva Ibarguren e meglio conosciuta con il nome di Evita Perón (Los Toldos, 7 maggio 1919 - Buenos Aires - 26 luglio 1952), è stata una politica argentina. Fu la seconda moglie di Juan Domingo Perón, militare e presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955 e dal 1973 al 1974. Poco prima della morte ebbe il titolo onorifico perpetuo di "Leader spirituale della nazione Argentina".

Di umili origini, Evita era l'ultima di cinque figli naturali (la precedevano Blanca, Elisa, Juan ed Erminda) di un piccolo proprietario terriero, Juan Duarte, e della sua cuoca Juana Ibarguren. Nel 1926, alla morte del padre, per la famiglia iniziò un periodo di ristrettezze economiche che migliorò solo quando Evita conobbe un esponente del partito peronista argentino. La famiglia si trasferì nella cittadina di Junín. All'età di quindici anni Evita se ne andò dalla provincia e si stabilì nella vicina Buenos Aires, dove divenne attrice di radio e cinema, anche grazie all'aiuto del cantante ditango Agustín Magaldi.
Eva Duarte de Perón divenne una celebrità dopo ilmatrimonio con il futuro presidente argentino Perón, sposalizio celebrato con rito civile il 9 dicembre 1945. Ella lo aveva conosciuto mentre lavorava a Radio El Mundo nel 1944, probabilmente durante una raccolta fondi per le vittime di un terremoto. Juan Domingo Perón era allora agli inizi della sua carriera, ed era rientrato in Argentina dopo un soggiorno di due anni in Italia, dal 1938 al 1940, dove aveva seguito un programma di aggiornamento militare presso il comando delle truppe di montagna a Trento. La loro relazione sentimentale divenne poi anche politica quando Evita, il 17 ottobre 1945 guidò la manifestazione per la liberazione del generale Perón, arrestato per le sue attività contrarie agli interessi militari
Miguel Juarez Celman. 1844-1909
 
uomo politico argentino (Córdoba 1844-Arrecifes 1909). Fu eletto presidente della Repubblica nel 1886, ma la corruzione amministrativa e le spese incontrollate accelerarono un processo inflazionistico che, dopo l'aggravarsi della crisi economica e finanziaria, portò a un'insurrezione militare e popolare (1890) in cui si inserì il nascente Partito radicale. Nel 1890 J. dovette dimettersi.

Mitre Bartolomè. 1821-1906
 
uomo politico argentino (1821-1906). Di tendenze liberali, combatté il regime tirannico di J. M. Rosas. Fu presidente della Repubblica (1862-1868), ristabilendo l'ordine e dando impulso all'amministrazione pubblica e all'istruzione.

Pellegrini Carlos . 1848-1906
 
uomo politico argentino (Buenos Aires 1848-1906). Di origine italiana, partecipò come volontario alla guerra del Paraguay (1865-70). Iniziò nel 1873 quella carriera diplomatica che, dopo le cariche di ministro della Guerra e della Marina (1880 e 1885), di senatore (1881), di vicepresidente della Repubblica (1886), lo portò alla presidenza (1890-92) in seguito alle dimissioni di Juarez Celmán. Riuscì per qualche tempo a mantenere l'ordine in una situazione politica complessa e a risanare le finanze pubbliche (anche con la fondazione del Banco de la Nación, 1891). Nel 1892 una crisi ministeriale di difficile soluzione lo costrinse alle dimissioni.

Roca Julio Argentino. 1843-1914
 
generale e uomo politico argentino (Tucumán 1843-Buenos Aires 1914). Prese parte alla guerra contro il Paraguay (1870). Ministro della Guerra (1879), portò a termine la cosiddetta “conquista del deserto”, ossia una campagna militare contro gli Indios Ranqueles della Patagonia. Roca fu eletto presidente nel 1880 per i federalisti: il suo governo puntò soprattutto sullo sviluppo economico del Paese. Scaduto il mandato (1886) si allontanò dalla vita pubblica, ma tornò in primo piano nel 1890 dopo lo scoppio dell'insurrezione. Allontanato il presidente Celman, riprese la presidenza (1898-1904).

Santiago Derqui. 1809-1867
 
uomo politico argentino (Córdoba 1809-Corrientes 1867). Nominato presidente della Repubblica nel 1860, si adoperò per rendere effettiva l'unità nazionale, ma le profonde rivalità fra la provincia di Buenos Aires e gli altri territori nazionali sfociarono in un conflitto armato in cui le truppe federali furono battute: Derqui dovette riparare all'estero (1861).

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