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  Storia del Marco
Il nome “marco”, unità monetaria della Germania fino all’introduzione dell’euro, deriva da un’unità di peso norvegese risalente probabilmente al III secolo d.C. Esso venne utilizzato come unità monetaria prima dai goti e poi dai tedeschi ed era suddiviso in 100 Pfennig.
In origine la parola “marco” non aveva nessuna connessione con la moneta. Nella lingua antica tedesca, infatti, “Marcha” significa “confine”, “delimitazione”. Ancora oggi la parola “marcare”, che in tedesco è “Markieren”, testimoniano questa origine: “Markstein” è il nome della pietra che indica il limite di un territorio; “marchese” in tedesco è “Markgraf”, cioè conte di una zona di confine. “Mark” divenne, così, il nome del territorio di confine, e da esso derivano nomi come “Danimarca” (regione dei danesi), “Mark Brandenburg” (nome tradizionale della regione tedesca di Brandeburgo) e anche il nome di una nostra regione italiana: le Marche. Le Marche erano, infatti, zona di confine con il Sacro Romano Impero e i feudi che gli imperatori davano ai nobili da condurre si chiamavano marchesati, da cui presero il nome la Marca di Fano, la Marca di Camerino, la Marca di Ancona. Ecco perché oggi, pur essendo una singola regione, essa ha il nome al plurale. Oltre ai termini citati sopra, esistono molte parole di uso corrente che testimoniano l'origine della parola. Ad esempio nel rugby “Mark” significa “fuori”, “Markant” sta per “marcato”; Die Briefmarke (francobollo) indica un valore e si avvicina così già al marco come nome per la moneta.
A partire dal IX secolo la parola “marco” assume un nuovo significato: la “delimitazione territoriale” diventa anche una misura per il peso, diventa qualcosa che “delimita” il peso di una merce di scambio. E da qui non è più lontano alla moneta perché nel periodo medioevale, e poi fino ai tempi moderni, il valore di una moneta viene misurato in base al suo peso.
All'inizio del secolo X il termine “marca” indicava un peso di circa 200 grammi. Il marco di Colonia che era molto diffusa, la “marca coloniensis ponderis et puritatis” pesò 233,28 grammi ed era suddiviso in 24 “Lot”. Si trattava di un peso, ma anche la moneta d'argento di questo peso, fu chiamata “marca”. Ma il sistema monetario medioevale era piuttosto caotico e il peso delle monete cambiava continuamente. Infatti, oltre al marco, esistevano molte altre monete (pesi), e solo nel 1504 la parola “marco” appariva per la prima volta come nome inciso su una moneta.
Questo succedeva ad Amburgo, ed era all'epoca d'oro della “Lega Anseatica”, la potente associazione di commercianti di Amburgo e Lubecca. Loro dominarono il commercio nel Mar Baltico e furono loro a portare il “marco” fino a San Pietroburgo in Russia e da lì in Finlandia.. Lì è rimasto e così, fino all'introduzione dell'Euro, la valuta finlandese era, appunto, il “marco finlandese”.
Nella storia del 1900 il “Deutsche Mark” ha giocato un ruolo da vero protagonista: Bismarck unifica la Germania all’insegna del marco; lo strumento vagheggiato da Hitler per realizzare il sogno di un Reich millenario è la moneta tedesca; dalle macerie del dopoguerra sorge il Deutsche Mark, poderoso strumento di sviluppo economico e di stabilità politica, e sarà proprio il Deutsche Mark a sancire, prima di ogni altra cosa, la riunificazione delle due Germanie.
La Germania è l’unico paese che ha conosciuto drastiche riforme valutarie e dove la moneta è stata l’artefice di unità e di divisioni.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale e, quindi, dopo la sconfitta degli Imperi centrali, tra cui la Germania, i rappresentanti delle potenze vincitrici si riunirono a Parigi, il 18 gennaio 1919, per stabilire le condizioni della pace. Le durissime condizioni di pace imposte ai tedeschi dal trattato di Versailles del 1919 provocarono una profonda crisi economica del paese. Infatti la Germania, oltre all’obbligo di cedere l'Alsazia-Lorena alla Francia e la Prussia occidentale alla Polonia, perse tutte le colonie, buona parte delle riserve di carbone, dei treni, delle navi mercantili e di quelle militari. Ciò significava perdere grandissime risorse economiche che, se l’esito della guerra fosse stato diverso, avrebbero potuto risollevare la desolata situazione che si presenta inesorabilmente dopo una lunga e disastrosa guerra.Invece la Germania, oltre alle condizioni citate prima, fu obbligata anche a dover pagare ingentissime riparazioni di guerra e, dal momento che la nazione non era in grado di pagare i risarcimenti richiesti, nel 1923 la Francia invase la regione della Ruhr, che costituiva, e costituisce ancora, una delle aree più intensamente industrializzate e urbanizzate del mondo, per assumere il controllo diretto delle sue miniere di carbone. Il governo tedesco incitò i lavoratori alla resistenza passiva, stampando enormi quantità di nuova moneta per poterli pagare: l'inflazione che ne derivò si tradusse in una situazione di completa destabilizzazione sociale, economica e istituzionale.
L'importanza che i tedeschi danno al risparmio e alla stabilità della moneta può qualche volta sembrare maniacale. Il perché di questa "pignoleria" si può capire solo quando si richiama alla mente quello che successe durante questo periodo di inflazione: nel dicembre del 1923 un biglietto del tram costava 50 miliardi di marchi, un uovo 320 miliardi, un litro di latte 360 miliardi, mezzo chilo di burro 2.800 miliardi. In gennaio un chilo di pane costava 250 marchi, in agosto 69.000 marchi, in settembre 1,5 milioni e in dicembre 399 miliardi. Milioni di tedeschi furono gettati nella miseria. Quell'anno fu veramente traumatico e la paura di doverlo rivivere si sente ancora.
Aiutato, però, dal piano Dawes introdotto nel 1924 per rateizzare in ragionevoli quote annuali il pagamento delle riparazioni di guerra, e da un programma di prestiti internazionali per rilanciare l'industria, il primo ministro Gustav Stresemann tentò di guidare il paese fuori dalla disastrosa situazione economica. Per cinque anni la Germania poté godere di un periodo di pace e relativa prosperità, tanto da essere ammessa nel 1926 nella Società delle Nazioni.
Tuttavia, la crisi economica mondiale innescata dal crollo della Borsa di Wall Street nell’ottobre del 1929 e protrattasi per tutti gli anni Trenta (crisi ricordata con l’espressione “Grande Depressione”), fece ripiombare il paese in una situazione disastrosa e milioni di disoccupati, delusi dalle democrazie capitaliste, si rivolsero all'ideologia nazista di Hitler.
Anche nei primi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale il caos economico era pressoché totale. La Germania orientale impiegò molto tempo a riprendersi e solo a partire dagli anni Settanta del XX secolo raggiunse una certa stabilità economica e politica, diventando uno dei paesi più sviluppati del Blocco orientale. Favorita dagli aiuti internazionali del piano Marshall e da consistenti investimenti stranieri, la Germania occidentale compì invece in breve tempo l’opera di ricostruzione e, alla fine degli anni Cinquanta del 1900, era già diventata una delle maggiori potenze industriali del mondo.
Alla fine del Secondo Conflitto Mondiale nessuno si fidava più delle monete e delle banconote in giro. Regnava il mercato nero, il baratto; i prezzi non si calcolavano più in marchi, ma in sigarette americane: un chilo di pane costava un certo numero di sigarette, un paio di scarpe alcuni pacchetti. Per rafforzare economicamente la parte della Germania occupata da loro, americani, inglesi e francesi decisero di introdurre una nuova moneta. Nel giugno del 1948 ogni tedesco ricevette 40 marchi nuovi e all'improvviso, come per miracolo, i negozi, che per mesi non avevano offerto praticamente niente, erano pieni di merci. Il marco fu ribattezzato marco tedesco nella Germania Occidentale e Ostmark nella Germania Orientale.
Dagli anni cinquanta fino all'introduzione dell'Euro il Marco tedesco era diventato un vero e proprio mito in Germania, la sua stabilità sembrava l'unica cosa veramente affidabile nella politica e nell'economia, addirittura miracolosa. La Bundesbank, la banca centrale della Germania, è stata criticata tante volte per la sua eccessiva politica restrittiva che considerava la "stabilità del Marco" più importante delle esigenze della politica o dei buoni rapporti con i vicini europei.
Molti tedeschi, quando si passò all'Euro, non volevano fare a meno di lei (dico “lei” perché in italiano e francese il marco è maschile, ma in tedesco è femminile): essa era considerata una madre protettrice, mentre all'estero il marco era visto come un guerriero minaccioso. Non pochi avevano paura di perdere benessere e stabilità, valori conquistati faticosamente dopo dure crisi economiche e politiche. Può sembrare una paura esagerata se non si conosce la storia del marco, ma dopo aver letto la storia della Germania del secolo scorso si può ben capire l’origine di questa paura.

 
 
 
 
 
 
 
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